sabato 15 luglio 2017

La borghese Madame de Pompadour






Benedetta Craveri, Madame de Pompadour una piccola borghese alla conquista di Parigi, la Repubblica, 20 agosto 2014

FARE i conti con la Rivoluzione, cercare di capire le ragioni del prima e del dopo, rivendicare la continuità con un passato glorioso o liquidarlo per sempre in nome delle conquiste del 1789: da Tocqueville a Taine e Michelet, da Chateaubriand a Stendhal e Balzac, da Victor Hugo a Baudelaire, la Francia dell'Ottocento non ha smesso di interrogarsi, riflettere, su quell'Antico Regime da cui era ormai irrimediabilmente separata da un fiume di sangue.
Furono però Edmond e Jules de Goncourt, a partire dalla seconda metà degli anni 1850, a fare risorgere dalle sue ceneri la civiltà del Settecento e a restituirne l'immagine viva, gettando le basi del suo mito, così come, cent'anni prima, Voltaire aveva creato quello del Grand Siècle. Lo fecero servendosi di metodi che gli storici consideravano eterodossi, evocando un modo di vivere, di sentire, di pensare facendo ricorso tanto alla memorialistica e all'aneddotica che alla letteratura, tanto alle arti visive e decorative, che ai dati sulla vita quotidiana.
Libro dopo libro i Goncourt raccontarono infatti, in modo indimenticabile, il secolo in cui avrebbero voluto vivere.
La loro Madame de Pompadour, la biografia della celebre amante di Luigi XV, che Castelvecchi propone ora per la prima volta ai lettori italiani ne è un esempio eloquente tanto sul piano metodologico come su quello critico e costituisce ancora oggi una lettura appassionante.
Profondamente misogini, i due autori erano soliti cercare nella elegante leggerezza delle aristocratiche settecentesche un antidoto contro la opprimente femminilità ottocentesca, ma la Pompadour costituiva un caso a sé. Se da un lato ella appariva loro come la quintessenza della grazia rococò, dall'altro era il simbolo stesso dell'arrivismo borghese. Figlia di una classe sociale che nel corso del Settecento, oltre a concentrare nelle sue mani le ricchezze del paese, deteneva saldamente il monopolio della giustizia, dell'amministrazione, della cultura, in attesa di andare definitivamente al potere con la Rivoluzione, la bellissima Jeanne-Antoinette Poisson aveva infatti conquistato un nuovo primato. Per la prima volta, con lei, una borghese si era innalzata fino ai gradini del trono, diventando favorita reale.
Grazie all'amante della madre, un ricchissimo finanziere responsabile dell'edilizia pubblica, la piccola Poisson aveva ricevuto un'educazione di prim'ordine. Affidata ai migliori maestri, dotata di un'ottima preparazione letteraria, sapeva recitare, ballare, cantare, suonare come una vera professionista e, uniti all'avvenenza fisica, all'intelligenza e alla capacità di seduzione, questi sui eccezionali atout ne avevano fatto, come diceva sua madre, «un boccone da re». Diventata maîtresse en titre col nome di marchesa di Pompadour, la favorita riuscì a mantenersi saldamente al suo posto per oltre vent'anni. I Goncourt ce la descrivono come una donna animata dall'intelligenza, la volontà, la tenacia, della sua classe sociale ma, senz'altro movente che la sua smisurata ambizione. È sulle debolezze di Luigi XV — il suo tedio esistenziale, la sua ipocondria, il suo egoismo, la sua abulimia sessuale — che la marchesa costruì il suo potere. Un potere che nessuna favorita reale aveva esercitato fino ad allora e che fece della marchesa un ministro ombra con esiti fatali per la monarchia francese.
La biografia dei Goncourt è dunque un lungo, impietoso — a volte assai ingiusto — atto d'accusa contro questa borghese senza scrupoli, infiltratasi abusivamente a Versailles, che parla ai ministri a nome del sovrano e sceglie i generali, ma che è anche pronta a sovrintendere agli amori mercenari del re, pur di continuare a tenerlo in pugno. Né la sua apertura alle idee nuove, l'amicizia per Voltaire, la protezione offerta a fisiocrati e philosophes, il sostegno dato all' Encyclopédie le valgono un po' d'indulgenza. Ma nelle pagine finali del libro, il ritratto al vetriolo della favorita dà luogo a un clamoroso ribaltamento: «Madame de Pompadour ha davvero amato l'arte. L'arte, l'arte francese del suo tempo, è la sua distrazione, il suo passatempo, anche la sua consolazione. Sembra che la grazia e il gusto di tutte le cose della sua epoca le appartengano. Tutto il secolo è una grande reliquia della favorita ». Architettura, pittura, scultura, arti decorative, portano, in effetti, il marchio della marchesa, tutti i grandi artisti della sua epoca, da Boucher a Chardin, da Oudry a Vien, da Soufflot a Gabriel, hanno lavorato per lei e, grazie a lei, per la Corona. Per quanto i Goncourt ravvisino nella sua rapacità e nella sua mancanza di scrupoli il simbolo delle forze distruttive che hanno minato dal suo interno la più antica monarchia d'Europa, i due esteti amano troppo il Settecento per non rendere piena giustizia all'importanza del suo mecenatismo artistico.

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IL LIBRO
Madame de Pompadour
di Edmond e Jules de Goncourt ( Castelvecchi, pagg. 277 euro 19,50)

 http://machiave.blogspot.it/2014/01/amanti-e-regine-nella-storia-della.html